Brasile · Colombia · Diritto di soggiorno oltre 90 giorni
Studiare in Italia: la via reale quando non esiste un visto « au pair »
In breve — il punto chiave
L'Italia non rilascia un visto « au pair » ai cittadini brasiliani o colombiani. La via collocamento alla pari esiste (Accordo di Strasburgo, legge 304/1973) ma è riservata ai Paesi con accordo bilaterale (Australia, Canada, Nuova Zelanda, Hong Kong, Corea del Sud). Per restare in Italia oltre 90 giorni la strada legale è un visto nazionale tipo D legato a un motivo riconosciuto; per studiare, la via di riferimento è il visto « Studio – Immatricolazione Università » tramite UNIVERSITALY. Il visto è una concessione, non un diritto.
Contenuto informativo verificato dal Team Conformità di AuPair Connect · Fonti primarie consultate l'11/09/2026.
Perché in Italia non esiste un visto « au pair »
Chi cerca « au pair in Italia » da San Paolo, Rio, Bogotá o Medellín parte spesso da un'idea semplice: trovare una famiglia, firmare un accordo e partire. In Italia questa strada, da sola, non dà alcun diritto di soggiorno. Il Paese ha ratificato l'Accordo europeo sul collocamento alla pari (Strasburgo, 24/11/1969) con la legge 304/1973 e conosce un permesso di soggiorno per collocamento alla pari: un titolo riservato però ai cittadini degli Stati legati all'Italia da un accordo bilaterale, cioè Australia, Canada, Nuova Zelanda, Hong Kong e Corea del Sud. Il Brasile e la Colombia non ne fanno parte.
Sul portale ufficiale dei visti di lunga durata e sui siti delle rappresentanze italiane in Brasile e in Colombia non compare alcuna categoria « au pair » tra i motivi di visto tipo D. Le tipologie trattate sono: studio, ricerca, lavoro subordinato e autonomo, motivi religiosi, ricongiungimento familiare, missione, residenza elettiva, vacanze-lavoro. Un accordo privato « alla pari », per quanto scritto e firmato, non è di per sé un motivo di visto.
Attenzione a un equivoco frequente: l'esenzione dal visto Schengen fino a 90 giorni ogni 180 vale anche per lo studio, ma copre soggiorni brevi e non un'attività continuativa. Esiste inoltre una forte comunità italo-brasiliana e la cittadinanza italiana jure sanguinis è un percorso reale — ma è un altro tema, che non crea alcuno statuto « au pair ». Se pensi di rientrare in questa ipotesi, verifica la tua posizione con il consolato competente prima di partire.
La vera via per brasiliani e colombiani: il visto studio tipo D
Per un soggiorno superiore a 90 giorni serve un visto nazionale di lunga durata (tipo D), ancorato a un motivo riconosciuto. Se l'obiettivo è vivere e formarsi in Italia, la via di riferimento è quella « studio », disciplinata dalla Procedure del MUR–MIM–MAECI–MI per gli studenti internazionali. Il percorso è lineare:
- Preiscrizione su UNIVERSITALY entro i termini della procedura annuale, scelta del corso di laurea o di formazione superiore e dell'istituto.
- Convalida dell'istituto: l'ateneo o l'AFAM conferma l'ammissione; i corsi di lingua e cultura italiana presso le università rientrano nella preiscrizione del circuito.
- Richiesta del visto tipo D « Studio – Immatricolazione Università » al consolato italiano competente (Brasilia o San Paolo per il Brasile; Bogotá per la Colombia), valido 365 giorni e a ingressi multipli.
- Permesso di soggiorno entro 8 giorni lavorativi dall'ingresso, in questura.
Il visto è una concessione, non un diritto: la rappresentanza diplomatico-consolare valuta il motivo, la sostenibilità economica e il rischio migratorio, e può negarlo. Presentarsi con un progetto di studio credibile, un piano di rientro coerente e documenti completi è parte integrante della domanda.
Requisiti di fondo del visto studio: soldi, alloggio e salute
La procedura ufficiale fissa requisiti precisi e verificabili. Il candidato deve dimostrare:
- Mezzi di sussistenza di almeno 10.179,85 € all'anno, da fonti lecite e tracciabili, personali o del nucleo familiare fino al quarto grado.
- Alloggio idoneo sul territorio nazionale: una semplice domanda per un posto letto universitario non basta.
- Copertura sanitaria adeguata per malattia e ricovero, per tutta la durata del soggiorno (art. 39 del Testo Unico sull'immigrazione, D.Lgs. 286/1998).
- Dati biometrici (impronte digitali) obbligatori anche per i visti nazionali dal 11 gennaio 2025.
Un punto va detto con chiarezza perché circola molto online: nessuna fonte ufficiale italiana subordina il visto « studio » a un numero minimo di ore di lezione. Il presunto requisito delle « almeno 20 ore a settimana » è una convenzione commerciale di scuole e agenzie, non una norma di legge, e non va presentato come tale. Gli istituti possono avere requisiti didattici propri, ma non fondano il diritto al visto.
Dopo l'ingresso: permesso di soggiorno e cosa non si può fare
Il visto è solo il primo passo. Entro 8 giorni lavorativi dall'ingresso va richiesto il permesso di soggiorno. Restare senza titolo, o oltre la durata autorizzata, espone a un provvedimento di espulsione. Il permesso per studio non autorizza un lavoro subordinato presentato come « soggiorno au pair »: non esiste una scorciatoia che trasformi un accordo privato di convivenza in un titolo di soggiorno.
C'è poi un limite strutturale del collocamento alla pari che vale la pena conoscere, anche solo per capire il quadro: quando viene rilasciato — quindi solo per i cittadini dei Paesi con accordo bilaterale — il relativo permesso ha durata iniziale di un anno, prorogabile fino a due anni, e non è convertibile in un altro titolo di soggiorno. Nessuna prospettiva duratura, quindi, e in ogni caso nessuna apertura per Brasile e Colombia.
Au pair in Italia: cosa resta possibile
Questo non significa che vivere un'esperienza di scambio in Italia sia impossibile: significa che va costruita sulla via legale corretta. Un cittadino brasiliano o colombiano che ottiene un visto studio tipo D e il relativo permesso può risiedere in Italia per il proprio percorso di formazione; la convivenza con una famiglia, l'ospitalità e la condivisione della vita quotidiana possono accompagnare quel percorso, ma non lo sostituiscono. La famiglia che cerca un aiuto leggero con i bambini non può far arrivare una persona dall'estero « come au pair » senza titolo di soggiorno: sarebbe irregolarità per chi arriva e responsabilità per chi ospita.
Se il tuo obiettivo è partire per studiare, inizia dalla procedura UNIVERSITALY e dal consolato competente. Se invece il tuo interesse è l'esperienza au pair in senso pieno, guarda le guide per la vita quotidiana e il pilastro Cos'è un au pair, che spiegano il quadro nei Paesi dove esiste uno statuto dedicato. Per le destinazioni con un vero titolo « au pair », come la Francia, la via è invece formalizzata e accessibile anche ai cittadini brasiliani e colombiani.
Domande frequenti
Esiste un visto « au pair » per brasiliani e colombiani in Italia?
No. L'Italia non rilascia un visto « au pair » ai cittadini brasiliani o colombiani. La via « collocamento alla pari » (Accordo di Strasburgo, legge 304/1973) è riservata agli Stati con accordo bilaterale — Australia, Canada, Nuova Zelanda, Hong Kong e Corea del Sud — e né il Brasile né la Colombia ne fanno parte.
Quanto tempo posso restare in Italia senza visto?
Fino a 90 giorni ogni 180 per turismo, affari, missione, sport, studio e invito. Oltre i 90 giorni serve un visto nazionale tipo D legato a un motivo riconosciuto dal consolato.
Qual è la via reale per studiare in Italia?
Preiscrizione su UNIVERSITALY alla procedura MUR per studenti internazionali, convalida dell'istituto e visto tipo D « Studio – Immatricolazione Università », valido 365 giorni. Il visto è una concessione, non un diritto.
Quanto denaro serve per il visto studio?
Almeno 10.179,85 € all'anno di mezzi di sussistenza, un alloggio idoneo e una copertura sanitaria adeguata. Dal 11 gennaio 2025 sono obbligatori anche i dati biometrici.
Il corso di lingua deve durare almeno 20 ore a settimana?
No: nessun testo ufficiale italiano fissa un numero minimo di ore. Il presunto requisito delle 20 ore settimanali non è verificato e non va presentato come obbligo di legge.
Cosa succede dopo l'ingresso con un visto tipo D?
Entro 8 giorni lavorativi va richiesto il permesso di soggiorno. Restare senza titolo espone a un provvedimento di espulsione, e il permesso per studio non autorizza un lavoro subordinato come via di soggiorno « au pair ».
Fonti ufficiali (verificate l'11/09/2026)
- UNIVERSITALY — Procedure per l'ingresso, il soggiorno e l'immatricolazione degli studenti internazionali 2026/2027 e 2027/2028 (MUR–MIM–MAECI–MI, PDF ufficiale CINECA)
- Ambasciata d'Italia a Brasilia — Visti (esenzione Schengen ≤ 90 giorni; visto tipo D oltre 90)
- Consolato Generale d'Italia a San Paolo — Visti
- Ambasciata d'Italia a Bogotá — Visti e requisiti (il rilascio del visto è una concessione, non un diritto)
- CLIClavoro (Ministero del Lavoro) — Come fare per lavorare alla pari (Accordo di Strasburgo, legge 304/1973)
- Normattiva — D.Lgs. 286/1998 (Testo Unico sull'immigrazione), art. 5 e 39
AuPair Connect non può essere ritenuto responsabile dei cambiamenti legislativi successivi alla data di verifica né dell'interpretazione dei testi citati. Per la valutazione del caso individuale, rivolgiti sempre al consolato italiano competente.